Macaca silenus

Famiglia : Cercopithecidae


Testo © Dr. Roberto De Simone socio API

 

Macaca silenus

Come indica un nome volgare, Macaca silenus evoca un leone: criniera, coda col ciuffo e vistosi canini nei maschi © Benny ng

Il Macaco sileno (Macaca silenus Linnaeus, 1758), volgarmente noto anche come Macaco dalla coda di leone, Scimmia dalla barba bianca o Scimmia barbuta, appartiene alla famiglia Cercopithecidae.

Il genere Macaca nasce dal portoghese “macaco”, adattamento di una voce indigena africana.

Il nome specifico silenus è quello latinizzato di esseri mitologici della Grecia antica, i “sileni”, rappresentati con forma umana, orecchie, coda e talora anche zampe equine.

Nell’ambito del genere Macaca, questa specie è spesso collocata dagli studiosi nel ramo evolutivo “silenus-sylvanus”, in cui rientrano anche Macaca nemestrina, Macaca sylvanus e le specie del Sulawesi.

Zoogeografia

Macaca silenus è oggi endemico della foresta pluviale dei Ghati occidentali nel sud-est dell’India.

Ecologia-Habitat

M. silenus è una tra le specie di macachi più strettamente legata alla foresta pluviale tropicale sempreverde, e tra quelle con abitudini più strettamente arboricole, trascorrendo a terra solo tra l’1% e il 10% del tempo.

Pur adattandosi ad una dieta molto varia, analogamente alle altre specie di macaco, l’alimentazione di questa scimmia è, di fatto, piuttosto selettiva.

Nella foresta pluviale tropicale le risorse alimentari possono essere temporalmente limitate dalla variabilità climatica e distribuite su un’area molto ampia.

Macaca silenus

È una specie in pericolo, con forse solo 2500 adulti in natura, endemica della foresta pluviale dei Ghati occidentali nel sud-est dell’India © Giuseppe Mazza

Il suo alimento principale è costituito dalla frutta degli alberi del genere Ficus.

Quando questa è meno abbondante, può integrare la sua dieta con una varietà di alimenti che includono semi, linfa, fiori, germogli, foglie, lumache, insetti, uova di uccello, raganelle e altri piccoli animali come lucertole, pipistrelli e cuccioli dello Scoiattolo gigante indiano (Ratufa indica).

Macaca silenus

Scende di rado al suolo in cerca di cibo, quando sugli alberi scarseggiano i frutti di Ficus che sono alla base della sua dieta, qui integrata da un insetto © Roger Wasley

L’habitat occupato dal Macaco sileno sta rapidamente cambiando a causa dell’invadenza delle attività umane, con incendi e diffusione di colture intensive. Gli alberi ad alto fusto vengono tagliati o bruciati per fare spazio alle colture di piante non endemiche.

La popolazione, in diminuzione, si è dovuta adattare, iniziando, ad esempio, ad alimentarsi con piante non endemiche, come quella del caffè.

Macaca silenus

Non trascura foglie, fiori, germogli, lumache, uova di uccello, raganelle e altri piccoli vertebrati che trova fra i rami © Giuseppe Mazza

Il pascolo nelle aree coltivate e la conseguente competizione con gli agricoltori locali, costituisce un ulteriore minaccia per la loro sopravvivenza.

Oltre alla stagionalità, che, specialmente tra settembre e novembre, rende meno disponibili i frutti di cui si nutre, è soprattutto il disboscamento che li induce a trascorrere molto più tempo ad alimentarsi al suolo, esponendoli così a maggiori pericoli di predazione, anche da parte dell’uomo.

Il Macaco sileno svolge un importante ruolo ecologico per la dispersione dei semi.

Trasportando la frutta nelle sacche guanciali e consumandola per lunghe distanze, infatti, lascia cadere i semi o li deposita con le feci, lontano dalla pianta che li ha generati.

Contribuisce in questo modo alla sopravvivenza e alla propagazione di molte specie vegetali nel loro ambiente.

Morfofisiologia

Il Macaco sileno è una delle specie più piccole tra i macachi, con un’altezza di circa 40-60 cm e un peso medio di 8,9 kg per i maschi e 6,1 kg per le femmine. La coda, che misura tra i 24 e i 38 cm, lo aiuta a mantenere l’equilibrio quando si sposta sugli alberi.

L’appariscente e maestosa criniera bianco argentea, che appare in entrambi i sessi all’età di circa due anni e mezzo, in evidente contrasto col mantello nero del corpo e la faccia nera glabra, evoca, col ciuffo appuntito all’estremità della coda, l’aspetto di un leone, donde il nome volgare citato e il termine “Singalika”, usato in India, che significa “simile a un leone”.

Il muso è lungo, con grandi narici. I maschi hanno canini lunghi e affilati che mettono in mostra per tenere a distanza gli altri maschi. I piccoli nascono con i volti più chiari rispetto agli adulti.

Come le altre specie di macaco, anche il sileno possiede sacche guanciali in grado di contenere una notevole quantità di cibo, caratteristica utile per immagazzinare un surplus di cibo mentre si alimenta.

Macaca silenus

Questo, dopo essersi dissetato, cerca qualcosa in un corso d’acqua: una radice da rosicchiare o forse un frutto caduto © Giuseppe Mazza

Etologia-Biologia riproduttiva

Il Macaco sileno è un animale diurno e vive generalmente in gruppi di 10-20 individui.

Secondo alcuni studi demografici, la presenza di un singolo maschio adulto nel gruppo sarebbe la situazione più tipica, ma ricerche più recenti suggeriscono che tale composizione si ritrova principalmente in habitat impoveriti.

Uno studio di popolazione, condotto seguendo 8 gruppi per alcuni anni, ha riportato una dimensione media del gruppo di 20-21 individui, di cui 1-2 maschi adulti (> di 6 anni), 1-2 maschi subadulti, 8 femmine adulte e 9-10 individui immaturi.

Tuttavia, anche quando sono presenti più maschi adulti in uno stesso gruppo (possono essercene fino a tre), solo uno è quello dominante.

Tra i gruppi censiti, il rapporto tra maschi adulti e femmine adulte era in media di 1 a 5,7.

I maschi dominanti proteggono gli altri membri del gruppo dai gruppi vicini.

Le femmine restano con il gruppo di origine e acquisiscono uno status sociale gerarchicamente più elevato man mano che invecchiano.

Manifestazione comune di un elevato status sociale è rappresentata dalla maggiore frequenza di “grooming” (la tipica attività di pulizia del pelo che, nei primati non umani, assume un’importante valenza sociale) di cui queste femmine beneficiano.

I maschi invece tendono a lasciare il gruppo in cui sono nati una volta raggiunta la maturità sessuale, ad un’età media di 4,7 anni.

Alla ricerca di un nuovo gruppo nel quale stabilirsi, si uniscono solitamente ad altri maschi emigranti formando gruppi di scapoli più o meno stabili nel tempo.

Per i giovani maschi la competizione è alta in questa fase della vita.

Macaca silenus

Macaca silenus

Era decisamente gustoso, da leccarsi le dita. Guarda ora la mano ormai vuota, dall’aspetto quasi umano, e continuerà le ricerche. Il Macaco sileno è un animale diurno, alto 40-60 cm, che vive per lo più in gruppi di 10-20 individui. Trascorrono circa metà della giornata ad alimentarsi e l’altra metà a riposare o a spostarsi alla ricerca di cibo © Giuseppe Mazza

Spesso migrano più volte in più gruppi diversi, dove, occasionalmente, possono arrivare a competere con il maschio dominante per prenderne il posto e stanziarsi definitivamente.

La maggior parte delle nascite coincide con il picco della stagione delle piogge, quando le risorse alimentari sono più abbondanti.

Macaca silenus

Femmina in posizione eretta. Sta ancora allattando, ed è ugualmente al suolo in cerca di cibo © Roger Wasley

Quando è in estro, oltre a manifestare un gonfiore sotto la coda, la femmina emette un richiamo di corteggiamento per segnalare ai maschi che è pronta per l’accoppiamento.

Anche se ci sono diversi maschi nel gruppo, solo quello dominante può accedere all’accoppiamento, non prima di averle ispezionato e annusato i genitali.

Le femmine hanno il loro primo parto a circa 6 anni di età.

Solitamente danno alla luce un solo piccolo, dopo un periodo di gestazione di 170 giorni.

Lo caricano poi sul petto o sulla schiena fino allo svezzamento, che avviene a circa 15 mesi di età.

Tra un parto e l’altro trascorrono almeno due anni e mezzo.

Il Macaco sileno trascorre circa metà della giornata ad alimentarsi e l’altra metà a riposare o a spostarsi alla ricerca di cibo.

Dedica poco tempo ad attività sociali come la pulizia del pelo (grooming) o il gioco. I maschi, in particolare, interagiscono con gli altri membri del gruppo con minor frequenza rispetto ai maschi di altre specie di macaco.

Allo stato selvatico sono stati osservati comportamenti di impiego di strumenti, come le foglie, usate per rimuovere i pungiglioni velenosi dalle crisalidi prima di mangiarle o come spugne per estrarre l’acqua dalle cavità degli alberi.

In cattività un gruppo di macachi dalla coda di leone è riuscito a creare strumenti utili per estrarre lo sciroppo da un container lasciato a loro disposizione.

I maschi dominanti emettono richiami vocali ai confini territoriali, per tenere a bada e definire le distanze con i gruppi vicini. Vocalizzazioni a denti scoperti sono invece dimostrazioni di forza, solitamente sufficienti per prevenire un conflitto. Se uno sfidante non indietreggia, tuttavia, il combattimento tra maschi può portare a gravi ferite, solitamente lacerazioni inflitte con i lunghi canini. Come per altre specie di macaco, il comportamento di monta può essere usato come manifestazione di forza e dominanza su un individuo subordinato.

Macaca silenus

I piccoli nascono col volto decisamente più chiaro degli adulti. Questo, in mancanza di un ciuccio, si succhia il pollice © Safi Kok

Scuotere i rami energicamente è un altro comportamento aggressivo o dimostrativo, atto ad esibire forza o scontento verso uno o più conspecifici.

Manifestazioni aggressive e richiami di avvertimento sono usati anche contro altre specie come gli scoiattoli giganti indiani, quando entrano in competizione per le stesse risorse alimentari.

Il “lips making” è il tipico segnale amichevole dei macachi, usato anche per manifestare subordinazione ai membri del gruppo con status sociale più elevato.

Conservazione

Il Macaco sileno può vivere fino a 20 anni in natura e quasi 40 in cattività.

È classificato dall’Unione Internazionale per la conservazione della natura (IUCN) come specie minacciata ed è inserito nella lista rossa.

Potrebbero essere rimasti meno di 2500 individui adulti in natura e si prevede che la specie si ridurrà ulteriormente di oltre il 20% nei prossimi 25 anni.

I predatori naturali, che includono l’Aquila dei serpenti crestata (Spilornis cheela), l’Aquila falco di montagna (Nisaetus nipalensis) e il Cuon alpino (Cuon alpinus), non rappresentano pericoli per la sopravvivenza del Macaco sileno, tanto gravi quanto lo è invece la frammentazione del suo habitat.

Dal 1860 la foresta dei Ghati occidentali è stata sfruttata per le piantagioni di tè e caffè e per la raccolta del legname, portando alla creazione di aree di foresta a macchie che rendono più difficile la sopravvivenza di questa specie.

In alcune zone, come l’altopiano di Valparai o le colline di Anaimalai, alcuni gruppi di questi macachi non riescono a trovare cibo e usano le discariche per il sostentamento.

Negli ultimi anni molti individui sono stati uccisi, investiti dalle auto, che circolano più numerose e veloci dopo l’ampliamento dell’autostrada per Valparai, voluta per facilitare il traffico di residenti e turisti.

Macaca silenus

Una famigliola fra i rami. Le femmine partoriscono generalmente un solo piccolo, e fra un parto e l’altro passano almeno due anni e mezzo © Giuseppe Mazza

Gli spazi vuoti causati dalla deforestazione spingono questi primati a scendere al suolo per attraversare le macchie di foresta: alcuni sono uccisi dall’uomo mentre altri trovano la morte in incidenti, non solo stradali, nel tentativo, ad esempio, di usare le linee elettriche come percorsi sopraelevati per gli spostamenti.

Con il proprio territorio che si restringe sempre più, il Macaco sileno, per mangiare, è costretto a lasciare la sicurezza della foresta.

Macaca silenus

Questo, che sta già assumendo il pelame dei grandi, non sta mai fermo © Giuseppe Mazza

Ciò aumenta le occasioni di conflitto con gli esseri umani, ad esempio in aree dove i macachi hanno imparato da soli a rimuovere le tegole per entrare nelle case e rubare cibo.

Altre minacce includono il bracconaggio per la carne selvatica e il traffico di animali esotici.

In aggiunta, quando la vita selvatica e gli insediamenti umani sono in stretta prossimità, esiste sempre un pericolo di diffusione di malattie da una specie all’altra. Nel caso del Macaco sileno, una  quantità elevata di parassiti gastrointestinali è stata riscontrata in gruppi che vivono vicino agli insediamenti umani e agli allevamenti bovini. Si ritiene inoltre che la presenza dei parassiti sia un fattore che incide significativamente sulla riduzione del tasso di natalità e di sopravvivenza di questi gruppi.

Il Macaco sileno è incluso nell’appendice 1 della convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione (CITES) ed è anche protetto in base all’allegato 1, parte 1 dell’Indian Wildlife Protection Act del 1972. Diverse aree protette e parchi nazionali sono stati riconosciuti dall’India come importanti aree da preservare.

Tuttavia, la gestione delle aree forestali è resa difficile dalla circostanza che molte si trovano su terreni privati dove il dipartimento forestale non ha giurisdizione. Negli ultimi 20 anni, la popolazione di questi primati è costantemente diminuita e in alcune parti dei Ghati occidentali la specie sembra essere scomparsa.

Alcune macchie di foresta sono state separate già da molti decenni e l’isolamento genetico tra i gruppi costituisce un reale e grave pericolo. Da qui l’urgente necessità di creare corridoi forestali che permettano il collegamento tra questi gruppi, favorendo la differenziazione genetica e assicurando a questi animali la possibilità di riprodursi e prosperare. Questo obiettivo può essere raggiunto attraverso la riforestazione, piantando specie arboree endemiche. Non solo ciò ricostituirà le aree di foresta scomparse, ma fornirà nuove risorse alimentari per questi primati.

Macaca silenus

La madre l’osserva pensosa. Il Macaco sileno può vivere fino a 20 anni in natura e raggiungere quasi i 40 in cattività © Giuseppe Mazza

Le agenzie di conservazione devono lavorare a stretto contatto con il dipartimento forestale locale, con i proprietari terrieri privati, i comuni e i residenti locali.

L’istruzione pubblica potrà inoltre contribuire a modificare l’immagine negativa che le persone possono avere di questi animali.

Insegnare a non nutrire gli animali selvatici, prevenire lo smaltimento dei rifiuti in aree aperte, garantirne la raccolta regolare (inclusa quella dei rifiuti sanitari) e adottare accorgimenti per proteggere le case dalle “incursioni” dei macachi, sono tutte azioni che possono essere intraprese per prevenire e ridurre i conflitti tra scimmie ed esseri umani.

Infine, gli sforzi di conservazione includono anche l’allevamento in cattività.

I primi macachi sileni furono introdotti negli zoo americani nel XIX secolo.

Quando si è cominciato a prestare attenzione al calo delle popolazioni selvatiche, è stato implementato un programma di allevamento e la specie è stata inserita nel Piano di sopravvivenza delle specie (SSP) di quella che oggi è nota come Associazione degli zoo e degli acquari (AZA).

L’obiettivo era quello di stabilire una popolazione vitale in cattività.

L’Europa si è unita allo sforzo nel 1989 e l’India nel 1996. Purtroppo, finora, in India l’allevamento in cattività non ha prodotto i risultati sperati.

Sinonimi

Cercopithecus vetulus Erxleben, 1777; Simia ferox Shaw, 1792; Simia silenus albibarbatus Kerr, 1792.