Nycticebus coucang

Famiglia : Lorisidae

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Testo © Dr. Silvia Foti

 

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Il Nycticebus coucang vive nell'area geografica delle Isole della Sonda © Giuseppe Mazza

Il Lori lento della Sonda (Nycticebus coucang Boddaert, 1785) appartiene alla famiglia Lorisidae. È un primate del sottordine Strepsirrhini, al quale, oltre ai lori, appartengono i potti e numerose specie di primati dell’Africa centrale e del Sud-est asiatico. Il genere Nycticebus comprende attualmente 4 specie: Nycticebus bengalensis, Nycticebus coucang, Nycticebus javanicus e Nycticebus pygmaeus.

Solo Nycticebus coucang comprende due sottospecie: Nycticebus coucang coucang e Nycticebus coucang menagensis; tuttavia secondo alcuni autori quest’ultima dovrebbe essere considerata come una specie a sé stante.

La famiglia Lorisidae è suddivisa in due sottofamiglie, Perodictinae e Lorinae. Alla prima appartengono i maki ursini (genere Arctocebus), il Potto (Perodicticus potto) e il Falso potto (Pseudopotto martini), mentre la seconda, oltre alle suddette specie del genere Nycticebus, comprende anche il Lori grigio (Loris lydekkerianus) e quello gracile (Loris tardigradus).

Il nome del genere Nycticebus deriva dal greco e rivela chiaramente le abitudini notturne delle specie appartenenti a tale genere (“nyktos”, forma genitiva di “nyx” = notte”, e “kêbos” = scimmia), mentre il nome specifico, coucang, deriva da “kukang”, col quale viene chiamato il lori lento della Sonda dalle popolazioni locali indonesiane.

Zoogeografia

La specie, come suggerisce il nome comune, vive nell’area geografica delle Isole della Sonda. È presente in Indonesia (Sumatra, isole Batam e Galang, facenti parte dell’arcipelago delle Riau, e isole Pulau Tebingtinggi e Bunguran, appartenenti all’arcipelago Natuna). Il suo areale, tuttavia, si estende fino a comprendere anche Malesia (si riscontra nell’intera penisola e sull’isola di Tioman), Thailandia, Birmania, Indocina e Singapore.

Attualmente il lori lento della Sonda è incluso nella Lista Rossa IUCN dove viene classificato come specie “vulnerabile”, in quanto si stima che nell’arco di tre generazioni (un tempo di circa 21-24 anni), si sia registrata una riduzione di più del 30% della popolazione totale. Esso è attualmente oggetto di commercio illegale come animale da compagnia (“pet trade”) in tutta l’Asia sudorientale e, recentemente, anche in Occidente; inoltre, esattamente come molte altre specie di scimmie, è influenzato negativamente dalla perdita di habitat, nonostante si dimostri una specie maggiormente adattabile a contesti modificati dall’uomo rispetto ad altri primati che abitano la stessa regione. La frammentazione sta progressivamente riducendo, infatti, il grado di copertura forestale, impedendone o quanto meno riducendone sensibilmente la dispersione, essendo una specie che si sposta perlopiù da un albero all’altro.

Un’altra grande minaccia, infine, è rappresentata dall’uso che ne fa la medicina locale, secondo cui la pelliccia avrebbe proprietà cicatrizzanti e la carne sarebbe in grado di guarire epilessia e asma; gli occhi, infine, vengono usati nella preparazione di pozioni amorose.

È un animale notturno, di 27-38 cm ed un peso di 600-685 g, che si nutre di linfa, gomma, nettare, frutta, foglie e fusti, ma sporadicamente anche di ragni, insetti, piccoli vertebrati (serpenti) e uova d'uccello © Giuseppe Mazza

È un animale notturno, di 27-38 cm ed un peso di 600-685 g, che si nutre di linfa, gomma, nettare, frutta, foglie e fusti, ma sporadicamente anche di ragni, insetti, piccoli vertebrati (serpenti ) e uova d'uccello © Giuseppe Mazza

Ecologia-Habitat

Vive principalmente nelle foreste tropicali di pianura primarie e secondarie, ma è presente anche in foreste tropicali sempreverdi, foreste decidue, foreste paludose, foreste montane e submontane e savane, così come, in misura minore, in habitat degradati, quali foreste altamente disturbate.

La dieta della specie è basata in larga misura su risorse vegetali: linfa, gomma, nettare, frutta, foglie e fusti delle piante sono i principali alimenti consumati; occasionalmente si ciba anche di artropodi, quali ragni e insetti, piccoli vertebrati (serpenti) e uova di uccello. Il nettare di una pianta in particolare, Eugeissona tristis, pare sia una risorsa chiave nella sua alimentazione.

Nonostante Nycticebus coucang abbia un metabolismo molto lento, la sua dieta si caratterizza per un alto valore energetico; probabilmente la spiegazione di ciò risiede nel fatto che un elevato dispendio energetico è associato ad un processo di detossificazione di alcune sostanze vegetali presenti nelle piante di cui si nutre. Costituisce, inoltre, un prelibato manicaretto per numerose specie, tra cui il Pitone reticolato (Broghammerus reticulatus), l’Orango del Borneo (Pongo pygmaeus) e lo Spizaeto variabile (Nisaetus cirrhatus).

Morfofisiologia

Gli adulti pesano da 600 a 685 g e sono lunghi da 27 a 38 cm; presentano un pelo corto e folto, di colore marrone-grigiastro con una striscia più scura sul dorso, mentre il ventre appare di colore chiaro. In mezzo agli occhi, grandi e cerchiati da anelli marroni, hanno una banda bianca che corre dalla fronte fino al muso, piccolo e appuntito. La presenza di grandi occhioni è dovuta alle loro abitudini prevalentemente notturne. La coda, ridotta ad un moncherino, rimane quasi del tutto nascosta dal pelo e proprio la folta pelliccia e la piccolissima coda contribuiscono a dare a questo buffo animale un aspetto tarchiato. Ai lati della testa presentano due piccole orecchie rotonde, anche queste parzialmente nascoste dal pelo, mentre le mani hanno un secondo dito ridottissimo, che nei piedi è dotato di una robusta unghia usata per il “grooming”.

Si sposta con estrema lentezza, muovendo un solo arto alla volta. Scoraggia i predatori con un olio molto velenoso, anche per l'uomo, che spalma sul pelo e proviene da speciali ghiandole poste all'interno dei gomiti © Giuseppe Mazza

Si sposta con estrema lentezza, muovendo un solo arto alla volta. Scoraggia i predatori con un olio molto velenoso, anche per l'uomo, che spalma sul pelo e proviene da speciali ghiandole poste all'interno dei gomiti © Giuseppe Mazza

Non c’è un dimorfismo sessuale accentuato: maschi e femmine non differiscono significativamente nella colorazione del pelo, nelle dimensioni e nel peso. Sono dotati di un pettine dentale che usano per raschiare la gomma di cui si nutrono dagli alberi; meno frequentemente questa struttura viene usata anche per il “grooming”, comportamento osservato in molte altre specie di scimmie strepsirrine.

Etologia-Biologia riproduttiva

I lori lenti della Sonda sono arboricoli, notturni e perlopiù solitari: entrano in attività verso il tramonto e passano gran parte del tempo da soli. Le ore diurne vengono impiegate soprattutto per dormire, attività che svolgono appallottolandosi in zone nascoste di rami, liane o fronde di palme. Contrariamente ai Lori lenti del Bengala (Nycticebus bengalensis) non sfruttano mai i buchi nei tronchi degli alberi come nascondiglio per dormire.

Come dice il nome stesso, conducono uno stile di vita all’insegna della lentezza: si spostano flemmaticamente muovendo un solo arto alla volta e facendo presa sul ramo con gli altri tre. La loro locomozione è simile ad uno strisciamento, caratterizzato da un’andatura un po’ confusa con piccoli e continui cambiamenti di velocità. A volte capita che i lori si lascino penzolare dai rami per lunghi periodi di tempo, rimanendo appesi per mezzo di uno o entrambi i piedi.

Sono dotati di ghiandole all’interno dei gomiti in grado di produrre un olio velenoso, usato come potente arma di difesa dai predatori ed efficiente strumento di comunicazione intraspecifica. Tramite il pettine dentale la tossina viene distribuita su tutto il pelo in modo tale che, in caso di pericolo, l’animale si appallottola lasciando esposta all’attacco del predatore solo la pelliccia avvelenata. Quest’olio è tanto potente da uccidere un uomo adulto, se non si interviene tempestivamente. Molto più raramente mordono per difendersi.

La stessa strategia viene usata anche per proteggere i piccoli: le femmine leccano la pelliccia dei loro piccoli, cospargendola con la velenosa sostanza prodotta dai gomiti per difenderli da eventuali predatori mentre loro sono in cerca di cibo.

Minacciato, si appallottola come quando durante il giorno dorme fra i rami, offrendo ai predatori solo la pelliccia avvelenata. Ciò purtroppo non basta contro il pitone reticolato, i rapaci e l'orango del Borneo, ma soprattutto non frena il

Minacciato, si appallottola come quando durante il giorno dorme fra i rami, offrendo ai predatori solo la pelliccia avvelenata. Ciò purtroppo non basta contro il pitone reticolato, i rapaci e l'orango del Borneo, ma soprattutto non frena il "pet trade" © Giuseppe Mazza

Tuttavia, dal momento che in questi animali l’olfatto gioca un ruolo determinante nell’interazione specifica, questa tossina, come anche una sostanza prodotta da una specifica ghiandola anale, serve anche a comunicare la posizione, la condizione fisica e l’ identità tra individui.

Nei lori lenti è la femmina a prendere l’iniziativa: si lascia penzolare da un ramo in vista del maschio, vocalizzando per attirare l’attenzione e, di fronte ad un maschio un po’ restio, marcando con la sua urina lo spazio circostante per sollecitarlo maggiormente. L’accoppiamento a quel punto prevede che il maschio si aggrappi con forza alla femmina e contemporaneamente al ramo, per avere una presa molto salda.

La gestazione dura circa 188 giorni, al termine dei quali viene generalmente partorito un solo piccolo, anche se sono stati osservati casi di parti gemellari. La femmina si occupa da sola della prole, il cui svezzamento avviene tra i 3 e i 6 mesi; la maturità sessuale viene raggiunta tra i 17 e i 24 mesi nelle femmine e intorno ai 20 mesi nel maschio.
I lori lenti della Sonda si riproducono una volta all’anno, nonostante la femmina sia sessualmente recettiva più volte nell’arco di un anno.

Curiosità

Nelle credenze popolari, il lori lento è portatore di buone notizie o di sventura, a seconda della zona geografica. A Giava, per esempio, si pensa che i lori lenti siano portatori di malattie o morte e che la loro espressione sempre triste, dovuta alla presenza degli anelli marroni intorno agli occhi, sia dovuta alla loro capacità di entrare in contatto con le anime inquiete dei defunti. In Indonesia il lori lento della Sonda è anche conosciuto come “malu-malu”, che significa “timido” nella lingua nativa, mentre in Thailandia “ling lom”, ovvero “scimmia di vento”.

La durata di vita si aggira intorno ai 20 anni, ma in cattività possono arrivare anche fino a 24. Il record di longevità lo detiene proprio un esemplare in cattività, vissuto fino all’età di 26 anni!! Tuttavia, va ricordato che in cattività i lori lenti soffrono elevati livelli di stress, il che si ripercuote in una maggiore aggressività e una durata della vita spesso di soli 12-14 anni.

Il temine “lori” fu usato per la prima volta nel 1765 dal naturalista Buffon come equivalente del nome tedesco, “loeris”, che voleva dire “pagliaccio”, in virtù della buffa “mascherina” che hanno intorno agli occhi, anche se il nome usato per descrivere il primo lori lento fu Tardigradus coucang, ad opera del naturalista olandese Boddaert nel 1785. Solo nel 1812 Étienne Geoffroy Saint-Hilaire nominò il genere Nycticebus, sulla base delle abitudini notturne dei suoi componenti.

Sinonimi

Nycticebus brachycephalus Sody, 1949; Nycticebus buku Robinson, 1917; Nycticebus hilleri Stone & Rehn, 1902; Nycticebus insularis Robinson, 1917; Nycticebus malaiana Anderson, 1881; Nycticebus natunae Stone & Rehn, 1902; Nycticebus sumatrensis Ludeking, 1867; Nycticebus tardigradus (Raffles, 1821).

 

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