Pongo pygmaeus

Famiglia : Hominidae

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Testo © Dr. Silvia Foti

 

Femmina d’Orango del Borneo (Pongo pygmaeus ) col piccolo nella canopia, la volta delle foresta costituita dalle chiome degli alberi © Giuseppe Mazza

Femmina d’Orango del Borneo (Pongo pygmaeus) col piccolo nella canopia, la volta delle foresta costituita dalle chiome degli alberi © Giuseppe Mazza

L’orango del Borneo (Pongo pygmaeus, Linnaeus 1760) appartiene alla famiglia Hominidae, sottofamiglia Ponginae, all’interno della quale si trova l’unica altra specie di orango, Pongo abelii (Orango di Sumatra); le due specie cominciarono a divergere nel loro percorso evolutivo circa 400000 anni fa. Entrambe le specie sono state considerate a lungo sottospecie; solo a partire dal 1996, grazie al sequenziamento del loro DNA mitocondriale, sono state elevate al rango di specie.

I maschi maturi dominanti, detti flangiati, presentano un vistoso disco facciale costituito da callosità dermiche, le flange, e pesano circa il doppio delle femmine © Giuseppe Mazza

I maschi maturi dominanti, detti flangiati, presentano un vistoso disco facciale costituito da callosità dermiche, le flange, e pesano circa il doppio delle femmine © G. Mazza

Al contrario, la sottofamiglia di cui fanno attualmente parte venne classificata inizialmente come una famiglia a sé stante (famiglia Ponginae); oggi la sottofamiglia include un solo genere vivente, Pongo, appunto, e due generi fossili: Dryopithecus e Ramapithecus.  Della famiglia Hominidae, che la comprende, fanno parte, oltre agli oranghi, anche gli scimpanzè e i bonobo (genere Pan), i gorilla (genere Gorilla) e ovviamente l’uomo (genere Homo).

Hanno inoltre un enorme sacco golare che permette loro di produrre dei caratteristici richiami di lunga durata, i “long-call” di 1-2 minuti, udibili anche a chilometri di distanza © Giuseppe Mazza

Hanno inoltre un enorme sacco golare che permette loro di produrre dei caratteristici richiami di lunga durata, i “long-call” di 1-2 minuti, udibili anche a chilometri di distanza © Giuseppe Mazza

Risalendo ancora di un gradino nella filogenesi delle scimmie antropomorfe troviamo, infine, la superfamiglia Hominoidea, la quale racchiude la già citata famiglia Hominidae e la famiglia Hilobatidae, ovvero gibboni e siamanghi.

Esattamente come le altre specie di grandi scimmie, gli oranghi mostrano capacità cognitive estremamente sviluppate (condividono il 97% circa del DNA con l’uomo): sono in grado di usare strumenti e mostrano modelli culturali caratteristici anche allo stato selvatico.

Tre sottospecie appartengono alla specie Pongo pygmaeus: Pongo pygmaeus pygmaeus (Orango del Borneo nord-occidentale), Pongo pygmaeus morio (Orango del Borneo Nord-orientale) e Pongo pygmaeus wurmbii (Orango del Borneo centrale).

Tuttavia, attualmente sussistono alcuni dubbi relativamente all’appartenenza dell’Orango del Borneo centrale (Pongo pygmaeus wurmbii) alla specie Pongo pygmaeus: pare che egli possa essere più vicino a Pongo abelii ed essere quindi una sottospecie dell’Orango di Sumatra.

Il termine Pongo deriva da “mpungu”, termine usato nella lingua kikongo (parlata da alcune popolazioni che vivono nelle foreste tropicali dell’Angola e della Repubblica Democratica del Congo) per indicare grandi scimmie dei boschi simili al gorilla (si credeva erroneamente che l’orango avesse un’origine comune con il gorilla, appunto).

Zoogeografia

Come indica il nome comune, Pongo pygmaeus è presente nelle isole di Borneo e Sumatra, dove occupa perlopiù foreste decidue e di montagna, fino ai 1500 metri di altitudine, oltre a foreste pluviali caratterizzate da fitta vegetazione.

Nel Borneo, può essere rinvenuto perlopiù nelle due regioni in cui è divisa la Malesia (Sabah e Sarawak), ma è presente anche in almeno 3 delle 4 province della regione del Kalimatan, in Indonesia.

Tuttavia, a causa della distruzione del suo habitat, la distribuzione della specie attualmente appare molto frammentata.

Vive sfruttando la canopy (la volta delle foreste costituita dalle chiome degli alberi) delle foreste primarie e secondarie: la sua vita si svolge principalmente sugli alberi, attraverso i quali si sposta alla ricerca di cibo, percorrendo anche notevoli distanze, e sopra i quali generalmente trascorre la notte, costruendosi un giaciglio sospeso dal terreno.

I giovani maschi sono molto simili alle femmine, che possiedono anche loro un piccolo sacco golare. Possono produrre le flange a partire dai 15 anni d’età se non vengono inibiti dai terrificanti “long-call” di un maschio dominante. Sono sessualmente validi, ma non cresceranno molto di peso e rischiano di passare tutta la vita da aflangiati © Giuseppe Mazza

I giovani maschi sono molto simili alle femmine, che possiedono anche loro un piccolo sacco golare. Possono produrre le flange a partire dai 15 anni d’età se non vengono inibiti dai terrificanti “long-call” di un maschio dominante. Sono sessualmente validi, ma non cresceranno molto di peso e rischiano di passare tutta la vita da aflangiati © Giuseppe Mazza

Morfofisiologia

L’orango del Borneo ha delle dimensioni corporee che variano tra 1,2 e 1,4 m di altezza e tra 50 e 100 kg di peso (nelle femmine, l’altezza generalmente è di 1-1,2 m e il peso di 30-50 kg); ciò lo rende a tutti gli effetti uno dei primati più pesanti tra quelli attualmente esistenti, secondo solo alle due specie di gorilla (Gorilla gorilla e Gorilla beringei), e tra i primati arborei, quello più grande in assoluto.

Mentre i maschi flangiati non tollerano rivali nel loro territorio, che in genere si sovrappone a quello di più femmine, gli aflangiati non sono per niente aggressivi con i loro pari. Ben di rado possono permettersi un loro piccolo settore della foresta e sono quindi costretti a vagare come immaturi senza sosta. Se nel loro triste peregrinare incontrano una femmina, anche se questa preferirebbe il flangiato, la prendono di forza con acrobatici accoppiamenti sugli alberi, contribuendo così anche loro alla sopravvivenza della specie © Giuseppe Mazza

Mentre i maschi flangiati non tollerano rivali nel loro territorio, che in genere si sovrappone a quello di più femmine, gli aflangiati non sono per niente aggressivi con i loro pari. Ben di rado possono permettersi un loro piccolo settore della foresta e sono quindi costretti a vagare come immaturi senza sosta. Se nel loro triste peregrinare incontrano una femmina, anche se questa preferirebbe il flangiato, la prendono di forza con acrobatici accoppiamenti sugli alberi, contribuendo così anche loro alla sopravvivenza della specie © Giuseppe Mazza

L’Orango di Sumatra, invece, pur presentando dimensioni simili, risulta più leggero.

In cattività, tuttavia, anche gli oranghi si lasciano andare alle gioie della tavola (forse a causa della sedentarietà o dello stress derivante proprio dalla cattività, come funziona in un certo senso anche per noi umani!): il loro peso aumenta considerevolmente, fino a superare i 165 kg.

Il maschio in cattività più pesante in assoluto finora conosciuto era Andy, un orango obeso di 13 anni per 204 kg di peso.

La caratteristica di maggior rilievo nell’intera fisionomia degli oranghi è sicuramente rappresentata dalle lunghissime braccia, le quali possono arrivare a sfiorare il metro e mezzo; esse appaiono molto più lunghe e possenti rispetto agli arti posteriori, ma entrambi sono prensili, utilissimi strumenti che consentono all’orango di condurre una vita arboricola, da agile brachiatore.

L’apertura delle braccia può superare agevolmente i 2 m di lunghezza. Mani e piedi sono dotati di 4 dita molto affusolate e un pollice opponibile.

Il cranio è robusto, con mascelle e denti molto forti, in particolare nei maschi adulti.

Il corpo è coperto da una pelliccia rossastra, ispida e folta, particolarmente lunga in corrispondenza delle spalle, dove forma una mantellina impermeabile.

Sia nel maschio che nella femmina sono presenti dei sacchi golari, utilizzati per emettere richiami; quelli del maschio appaiono più sviluppati. Sempre nel maschio si può osservare la presenza di prominenti estensioni facciali all’altezza delle guance, delle callosità dermiche note come flange, che vanno a formare nell’individuo adulto un vero e proprio disco facciale. Proprio lo sviluppo o meno di questo disco facciale distingue gli individui maturi in due categorie: “flangiati” o “aflangiati”.

Anche se l'orango del Borneo si trova più spesso al suolo di quello di Sumatra, dove le tigri sono di ronda, queste due specie sono tipicamente arboree, uniche rappresentanti in Asia delle scimmie antropomorfe © Giuseppe Mazza

Anche se l'orango del Borneo si trova più spesso al suolo di quello di Sumatra, dove le tigri sono di ronda, queste due specie sono tipicamente arboree, uniche rappresentanti in Asia delle scimmie antropomorfe © Giuseppe Mazza

I maschi dotati di flange hanno delle dimensioni che raggiungono anche il doppio di quelle delle femmine, mentre quelli che ne sono privi mostrano dimensioni molto simili a quelle femminili ed emettono dei richiami diversi dai maschi flangiati; non sono in grado, infatti, di produrre dei richiami di lunga durata.

La presenza di questa callosità generalmente è legata all’età e alla dominanza: molti maschi privi di flange possono svilupparla man mano che avanzano con l’età (generalmente dopo i 15 anni) o che scalano la gerarchia sociale.

Tuttavia, non è detto che accada.

I maschi dotati di flange si dimostrano piuttosto aggressivi ed intolleranti verso altri maschi, cosa che non accade tra maschi aflangiati; entrambe le tipologie di maschio, comunque, possono contribuire alla riproduttività di un gruppo sociale, generando prole.

Rispetto all’orango di Sumatra, quello del Borneo presenta una pelliccia più scura e massiccia, un peso maggiore, dischi facciali più pronunciati, ricoperti di peli ispidi, e sacche golari più sviluppate.

Ecologia-Habitat

L’orango si nutre prevalentemente di frutta: circa il 60% della dieta è basato sul consumo di fichi, litchi, frutti del rambutan, frutti dell’albero del pane, manghi e durian.

La disponibilità di tali frutti non è costante durante tutto l’anno, ed è proprio per questo motivo che i piccoli imparano ben presto dalla madre a selezionare gli alberi giusti e a ricordare i periodi in cui fruttificano.

Oltre alla frutta, la sua dieta include anche bacche, germogli, foglie, fiori, radici, corteccia, miele, insetti, piccoli vertebrati (come il Lori lento) e uova, per un totale di oltre 400 alimenti.

Proprio la predilezione per un assortimento così vasto di frutti, rende l’orango uno straordinario dispersore di semi, soprattutto per quelle piante i cui semi hanno dimensioni notevoli e che non possono essere consumati, quindi, da animali di piccola taglia.  L’importanza di questo ruolo viene sottolineata dal soprannome con cui vengono chiamate queste scimmie: “giardinieri della foresta”.

Fra i primati il Pongo pygmaeus è secondo per peso solo ai gorilla. In natura i maschi possono vantare 50-100 kg con 1,2-1,4 m di altezza, le femmine 30-50 kg per 1-1,2 m. In cattività poi rischiano spesso l'obesità. Costretto alla vita sedentaria, come del resto accade per gli uomini, un maschio di 13 anni ha purtroppo raggiunto i 204 kg © Giuseppe Mazza

Fra i primati il Pongo pygmaeus è secondo per peso solo ai gorilla. In natura i maschi possono vantare 50-100 kg con 1,2-1,4 m di altezza, le femmine 30-50 kg per 1-1,2 m. In cattività poi rischiano spesso l'obesità. Costretto alla vita sedentaria, come del resto accade per gli uomini, un maschio di 13 anni ha purtroppo raggiunto i 204 kg © Giuseppe Mazza

Si è già accennato alla capacità degli oranghi di utilizzare strumenti: proprio nella ricerca del cibo essi danno prova di grande ingegnosità, anche se non sempre riescono nel loro intento! A tal riguardo, sono stati avvistati usare delle lance improvvisate nel tentativo, andato a vuoto, di catturare del pesce.

La caratteristica peculiare della specie sta nelle lunghissime braccia che possono sfiorare 1,5 m, mentre gli arti inferiori sono leggermente più corti. Le quattro mani sono prensili, con lunghe dita e pollice opponibile: l’ideale per una vita da brachiatore della canopia tropicale © Giuseppe Mazza

La caratteristica peculiare della specie sta nelle lunghissime braccia che possono sfiorare 1,5 m, mentre gli arti inferiori sono leggermente più corti. Le quattro mani sono prensili, con lunghe dita e pollice opponibile: l’ideale per una vita da brachiatore della canopia tropicale © Giuseppe Mazza

Tuttavia, essi sono in grado di “inventare” molte tipologie di oggetti al fine di regalarsi un maggiore comfort quotidiano: un insieme di foglie attaccate ad un ramo può diventare un ombrello per ripararsi dalla pioggia durante gli spostamenti.

Un ramo sufficientemente lungo e nodoso può diventare un’estensione del braccio per arrivare a grattarsi la schiena, come pure le foglie possono essere usate per sbucciare frutti spinosi o per spazzare via gli escrementi.

In alcuni casi, gli oranghi possono ingerire piccole quantità di terra, al fine di ottenerne una dose sufficiente di minerali in grado di neutralizzare le tossine e gli acidi che essi costantemente assumono nutrendosi di frutta ed erbe.

Generalmente gli oranghi consumano un pasto molto abbondante la mattina, attività che occupa anche fino a 3 ore.

Non hanno predatori, tranne che gli umani, come invece accade per l’orango di Sumatra, il quale deve costantemente guardarsi le spalle dalla tigre di Sumatra (Panthera tigris sumatrae).

Tuttavia, anche l’orango del Borneo deve stare attento all’aggirarsi del non trascurabile Leopardo nebuloso del Borneo (Neofelis diardi), che è dotato di forza a sufficienza per trascinare giù da un albero uno sprovveduto cucciolo.

Gli oranghi del Borneo conducono una vita abbastanza solitaria; possono interagire con altri simili, a volte, ma sempre per brevi periodi di tempo.

Generalmente sono più solitari rispetto agli oranghi di Sumatra; due o tre individui possono entrare in contatto nel caso in cui i loro territori si sovrappongano, ma sempre per periodi di tempo molto limitati.

Nonostante siano animali arboricoli, gli oranghi del Borneo si spostano al suolo di più rispetto ai loro cugini di Sumatra.

Questo si deve con tutta probabilità all’assenza di grandi predatori che possano mettere in pericolo gli spostamenti al suolo dell’orango del Borneo.

Etologia – Biologia riproduttiva

Le femmine maturano sessualmente tra i 6 e gli 11 anni, un’età che può variare molto anche sulla base della quantità di grasso corporeo di cui dispongono. Il ciclo estrale dura tra i 22 e i 30 giorni, e la menopausa sopraggiunge a circa 48 anni. La gravidanza dura circa 245 giorni, al termine dei quali viene partorito generalmente un solo cucciolo.

Negli spostamenti gli oranghi del Borneo usano diversi metodi di locomozione: mentre i giovani preferiscono passare da un albero all'altro, sfruttando le loro lunghe e forti braccia, gli individui più anziani si spostano in genere camminando su tutti e quattro gli arti o, per brevi tratti, addirittura, con prudenza, in posizione eretta © G. Mazza

Negli spostamenti gli oranghi del Borneo usano diversi metodi di locomozione: mentre i giovani preferiscono passare da un albero all'altro, sfruttando le loro lunghe e forti braccia, gli individui più anziani si spostano in genere camminando su tutti e quattro gli arti o, per brevi tratti, addirittura, con prudenza, in posizione eretta © G. Mazza

Questo necessita di essere allattato con molta frequenza, ogni 3-4 ore, e inizia a nutrirsi di cibo masticato dalla madre verso i 4 mesi di età, momento dal quale comincia ad essere più esplorativo e a giocare con gli altri cuccioli. Tuttavia la prole rimane al fianco della madre fino ai 6 anni d’età, momento dal quale comincia il periodo dell’adolescenza e la femmina tornerà a manifestare comportamenti sessuali.

Sono animali diurni che conducono una vita abbastanza solitaria: due o tre individui possono entrare in contatto nel caso in cui i loro territori si sovrappongano, ma sempre per periodi di tempo molto limitati © Giuseppe Mazza

Sono animali diurni che conducono una vita abbastanza solitaria: due o tre individui possono entrare in contatto nel caso in cui i loro territori si sovrappongano, ma sempre per periodi di tempo molto limitati © Giuseppe Mazza

Le femmine, infatti, si riproducono ogni sei-otto anni in media.

Questo cambiamento nell’atteggiamento femminile segnerà anche il momento in cui i figli si separeranno dalla madre, stabilendo un territorio vicino a quello materno.

Molto spesso un maschio dotato di flange possiede un territorio che comprende anche quello di numerose femmine, con le quali esso si accoppia; i maschi senza flange, invece, raramente riescono ad avere un territorio loro e si trovano costretti a vagare; quando, nel loro peregrinare, incontrano una femmina generalmente la costringono ad un accoppiamento, poiché queste preferiscono di gran lunga accoppiarsi con i maschi flangiati.

L’accoppiamento avviene in maniera piuttosto acrobatica: entrambi i partners si lasciano ciondolare dagli alberi, aggrappati con le loro possenti braccia, uno di fronte all’altro.

Gli oranghi del Borneo non hanno una stagione riproduttiva, ma le femmine mostrano una maggiore attività ovarica nei periodi di abbondanza di cibo.

Mentre le femmine investono moltissime energie nella cura della prole, allevandola fino al raggiungimento dell’adolescenza, i maschi, optando per uno stile di vita solitario, non hanno quasi alcun contatto con i propri figli.

Sono animali diurni e trascorrono gran parte del tempo sugli alberi.

Le femmine si spostano in piccoli gruppi, con al seguito la loro prole, mentre i maschi adulti sono solitari anche durante gli spostamenti. Tuttavia, nel periodo in cui si verifica la fruttificazione di un gruppo di alberi, possono formarsi dei gruppi temporanei di 6 o più individui; proprio la stagionalità della frutta di cui si nutrono determina gli spostamenti giornalieri e stagionali.

Si nutrono prevalentemente di frutta: circa il 60% della dieta è basato sul consumo di fichi, litchi, frutti del rambutan, frutti dell'albero del pane, manghi e durian. Ma anche di legumi, come in questo caso, germogli, foglie, fiori, radici, corteccia, miele, insetti, piccoli vertebrati ed uova, per un totale di oltre 400 alimenti © G. Mazza

Si nutrono prevalentemente di frutta: circa il 60% della dieta è basato sul consumo di fichi, litchi, frutti del rambutan, frutti dell’albero del pane, manghi e durian. Ma anche di legumi, come in questo caso, germogli, foglie, fiori, radici, corteccia, miele, insetti, piccoli vertebrati ed uova, per un totale di oltre 400 alimenti © Giuseppe Mazza

Gli oranghi, a tal riguardo, usano diversi metodi di locomozione: mentre i giovani preferiscono spostarsi da un albero all’altro, sfruttando le loro lunghe e forti braccia, gli individui più anziani si spostano camminando su tutti e quattro gli arti o, per brevi tratti, bipedi. La caratteristica che contraddistingue gli oranghi da altre grandi scimmie è quella di camminare, quando assumono una postura quadrupede, sui pugni piuttosto che sulle nocche.

Le foglie entrano regolarmente nella dieta dell'orango del Borneo e sono detti “ i giardinieri della foresta” perché a differenza dei piccoli animali hanno la forza per smuovere e a disperdere anche i grossi semi © Giuseppe Mazza

Le foglie entrano regolarmente nella dieta dell'orango del Borneo e sono detti “ i giardinieri della foresta” perché a differenza dei piccoli animali hanno la forza per smuovere e a disperdere anche i grossi semi © Giuseppe Mazza

La notte viene trascorsa su giacigli fatti da vegetazione pressata, generalmente a 12-18 m da terra.

Essi non sanno nuotare: ciò rende fiumi e altre fonti d’acqua dei limiti invalicabili, ponendo delle barriere alla loro dispersione.

Gli oranghi del Borneo, proprio perché non sono animali molto sociali rispetto ad altre specie di grandi scimmie, non dispongono di un’ampia varietà di vocalizzazioni.

La principale è quella di lunga durata, un richiamo di 1-2 minuti emesso dai maschi dotati di flange e udibile anche fino a diversi chilometri di distanza.

Il significato di questa vocalizzazione è quello di avvertire altri maschi della presenza di colui che lo emette, informazione importante soprattutto per gli individui aflangiati, i quali generalmente battono in ritirata allontanandosi rapidamente, ma anche per avvertire delle femmine sessualmente ricettive.

Alcuni studi suggeriscono che sarebbero proprio questi richiami ad “inibire” lo sviluppo dei maschi privi di flange: udire un long-call da parte di un possente maschio flangiato scatenerebbe la produzione di ormoni dello stress, con il risultato che nei maschi più immaturi si interromperebbe lo sviluppo. Un altro richiamo prodotto dall’orango del Borneo è quello “veloce”, generalmente manifestato durante i conflitti tra maschi, mentre quando viene percepito un pericolo, queste scimmie emettono delle vere e proprie urla.

Felicità è anche gustare tranquilli una foglia in cima all’albero preferito © Giuseppe Mazza

Felicità è anche gustare tranquilli una foglia in cima all’albero preferito © Giuseppe Mazza

Curiosità

L’orango del Borneo ha una vita media dai 35 ai 40 anni in natura; in cattività può raggiungere, invece, i 60 anni di età.

L’orango è un animale capace di relazionarsi molto bene con l’uomo. Riesce ad apprendere dal comportamento dell’uomo ed è in grado di compiere azioni simili ad esso (piantare chiodi, tagliare un pezzo di legno con la sega…), anche solo osservandolo.

Unico primate di grandi dimensioni oggi presente al di fuori del continente africano.

Nel Borneo esiste un centro per la tutela degli oranghi. La mascotte di questo centro, già dalla fine degli anni ’70, è un orango femmina a cui sono stati insegnati più di trenta segni dell’alfabeto per persone non udenti ed in tal modo riesce a interloquire con gli esseri umani.

Il centro accoglie cuccioli di orango rimasti orfani a seguito della caccia spietata che viene attuata nei confronti delle madri, proprio per impossessarsi dei cuccioli.

Dopo essere stati curati e cresciuti, gli oranghi vengono rimessi in libertà all’interno di aree protette.

Conservazione

L’orango del Borneo è attualmente classificato come Minacciato – Endangered (EN) all’interno della Lista Rossa IUCN ed è inserito nell’Appendice I del CITES.

Il numero attuale di oranghi è stimato sia meno del 14% di quello che era fino a poco tempo fa (da circa 10000 anni fa alla metà del XX secolo) e questa vorticosa diminuzione è stata registrata soprattutto negli ultimi decenni a causa delle attività umane. Attualmente la distribuzione dell’orango del Borneo appare ampiamente frammentata; sembrerebbe assente o comunque molto poco comune nella parte sudorientale dell’isola, come anche nelle foreste intorno al Rejang River e nel Padas River.

La scoperta di croccanti germogli è un momento di festa. I piccoli restano accanto alla madre per 6 anni, il tempo per crescere ed imparare dove, come e quando nutrirsi © Giuseppe Mazza

La scoperta di croccanti germogli è un momento di festa. I piccoli restano accanto alla madre per 6 anni, il tempo per crescere ed imparare dove, come e quando nutrirsi © Giuseppe Mazza

Una popolazione di circa 6900 individui è stata trovata nel Sabangau national Park, ma tale habitat è attualmente a rischio. Questo scenario farebbe ipotizzare che, se le condizioni ambientali non verranno ripristinate e rese più adatte alla sopravvivenza di questi animali, nell’arco di 10-20 anni gli oranghi potrebbero risultare del tutto estinti in natura. In passato, gli oranghi sono stati rimasti vittime dei cacciatori nella maggior parte del loro habitat, a causa principalmente delle loro grandi dimensioni e dei movimenti lenti, fattori che li hanno resi dei facili bersagli per i cacciatori.

La gravidanza dura circa 245 giorni, e viene partorito generalmente un solo cucciolo. I neonati vanno allattati ogni 3-4 ore, e iniziano col cibo solido, masticato dalla madre, verso i 4 mesi di età © Giuseppe Mazza

La gravidanza dura circa 245 giorni, e viene partorito generalmente un solo cucciolo. I neonati vanno allattati ogni 3-4 ore, e iniziano col cibo solido, masticato dalla madre, verso i 4 mesi di età © Giuseppe Mazza

Tuttavia, attualmente, la principale minaccia per gli oranghi è la perdita di habitat.

Negli ultimi venti anni, l’80% del loro habitat è andato distrutto a causa del disboscamento illegale, dell’apertura di miniere d’oro e della conversione in piantagioni di palma da olio. Inoltre, a causa del lungo intervallo che intercorre tra una nascita e l’altra (anche 6-8 anni), gli oranghi sono risultati particolarmente vulnerabili a tutti questi fattori.

Pare, poi, che un terzo degli oranghi del Borneo sia scomparso a causa dei numerosi incendi che hanno investito una grande parte delle foreste indonesiane nel 1997 e nel 1998. Inoltre, gli oranghi che abitano nelle aree adibite a piantagioni di palma da olio e altre aree abitate dall’uomo possono cadere facilmente preda di catture finalizzate ad alimentare il canale del pet trade.

L’orango del Borneo è protetto dalla legge sia in Malesia che in Indonesia; tuttavia, nonostante alcune popolazioni si trovino all’interno di aree protette, il disboscamento illegale anche all’interno di queste aree rimane una minaccia consistente per la sopravvivenza di questa specie. Al fine di assicurare la conservazione della specie, tra le azioni volte alla salvaguardia dell’orango vi è il coinvolgimento attivo da parte delle popolazioni locali.

Nonostante ciò, analizzando, una ad una, tutte le minacce che incombono sui poveri, indifesi oranghi, appare evidente come tutto quello che si sta facendo attualmente non sia ancora sufficiente a garantire la sopravvivenza di queste scimmie.

- Perdita di habitat: conseguenza della distruzione di ampie aree di foresta tropicale a causa della conversione a colture di Elaeis guineensis, ovvero la palma da olio, ma anche di acacia, riso, cocco, colture di sussistenza, ecc. Tra il 1985 e il 1997 è stata stimata la perdita di circa 15,5 milioni di ettari di foresta nell’isola di Sumatra e nella regione di Kalimantan (la parte indonesiana del Borneo).

- La continua richiesta di olio di palma, usato dall’industria alimentare, cosmetica e meccanica, negli ultimi decenni ha comportato un aumento vertiginoso dell’area adibita a tali colture (da 2000 km² a 27.000 km² in meno di 20 anni).

- Incendi: nel corso degli ultimi decenni si è abbattuto più volte sull’isola del Borneo l’evento climatico di El Niño, portando con sé gravi siccità e incendi boschivi. Il 90% del Parco Nazionale Kutai è stato perso a causa di massicci incendi avvenuti nel 1983 e nel 1998 e la sua popolazione di oranghi si è ridotta da circa 4000 individui (nel 1970) a meno di 500. Inoltre, la più recente ondata di siccità in Kalimantan, datata 2006, si pensa che abbia sterminato diverse centinaia di oranghi in soli sei mesi.

Poi diventano esplorativi e spericolati, con una gran voglia di giocare, appena è possibile, con altri cuccioli © Giuseppe Mazza

- Sfruttamento degli habitat e disboscamento illegale: gli oranghi sono una specie con capacità di adattarsi anche a condizioni ambientali alterate, in quanto sono in grado di sopravvivere in foreste sfruttate per il legname, a patto che il prelievo di legname avvenga nel rispetto di pratiche sostenibili. Tuttavia, questo non appare uno scenario comune: l’adozione di pratiche decisamente più convenzionali, caratterizzate per il loro alto impatto ambientale, sta avendo risvolti drammatici sulle già compromesse popolazioni di orango.

Guardate come sono bravo! Ho scalato anch’io come la mamma il grande albero … sono arrivato in cima © Giuseppe Mazza

Guardate come sono bravo! Ho scalato anch’io come la mamma il grande albero … sono arrivato in cima © Giuseppe Mazza

- Frammentazione dell’habitat: è alla base della costituzione di popolazioni che contano un numero troppo esiguo di individui; nel caso in cui il numero di componenti si aggiri intorno a 50 pare che tali popolazioni siano destinate ad estinguersi nel giro di circa 100 anni; proprio la frammentazione dell’habitat riduce le dimensioni di tali popolazioni e le rende più vulnerabili nei confronti di derive genetiche e fattori ambientali.

L'orango del Borneo ha una vita media dai 35 ai 40 anni in natura; in cattività può raggiungere, invece, i 60 anni di età © Giuseppe Mazza

L’orango del Borneo ha una vita media dai 35 ai 40 anni in natura; in cattività può raggiungere, invece, i 60 anni di età © Giuseppe Mazza

- Caccia: in alcune parti dell’isola, la caccia rappresenta la minaccia di più vasta entità ed è la diretta responsabile dell’estinzione locale. Le cause di una pressione venatoria così elevata risiedono nell’uso di tali animali per la carne, nell’uso di parti del loro corpo per la medicina tradizionale, o nel prelievo di cuccioli per il pet-trade e per mitigare l’impatto che questi animali hanno sulle colture.

È un animale capace di relazionare molto bene con l'uomo. Impara, osservandolo, a usare martello e sega. Nel Borneo esiste un centro per la tutela degli oranghi ed una femmina ha imparato ad usare 30 segni dell'alfabeto per persone non udenti in modo d’interloquire col personale. In natura vivono circa 6900 individui nel Sabangau national Park, ma la specie è in pericolo per la perdita di habitat legata alla deforestazione, principalmente per la coltura della palma da olio, e la frammentazione dei luoghi in cui vivevano da secoli, gli incendi, la caccia legata ad antiche credenze, che persiste nonostante i divieti, ed il triste, illegale prelievo dei cuccioli per il “pet-trade” © Giuseppe Mazza

È un animale capace di relazionare molto bene con l’uomo. Impara, osservandolo, a usare martello e sega. Nel Borneo esiste un centro per la tutela degli oranghi ed una femmina ha imparato ad usare 30 segni dell’alfabeto per persone non udenti in modo d’interloquire col personale. In natura vivono circa 6900 individui nel Sabangau national Park, ma la specie è in pericolo per la perdita di habitat legata alla deforestazione, principalmente per la coltura della palma da olio, e la frammentazione dei luoghi in cui vivevano da secoli, gli incendi, la caccia legata ad antiche credenze, che persiste nonostante i divieti, ed il triste, illegale prelievo dei cuccioli per il “pet-trade” © Giuseppe Mazza

Tuttavia, nonostante lo scenario attuale sia decisamente allarmante e non lasci presagire nulla di buono per il futuro di queste magnifiche scimmie mangiafrutta, l’orango del Borneo è attualmente più comune di quello di Sumatra, con circa 54500 individui del primo contro i 6600 del secondo, allo stato selvatico. Il quesito da porsi, a questo punto, è uno solo: per quanti anni ancora ci sarà possibile ammirare, apprezzare e studiare questa specie, prima che l’uomo riesca definitivamente nel suo intento di annientarla, manovrato e accecato dal “dio denaro” che domina la sua (in)civiltà?

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