Sacura margaritacea

Famiglia : Serranidae

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Testo © Giuseppe Mazza

 

Sacura margaritacea, Serranidae

Come suggerisce il nome giapponese, i maschi della Sacura margaritacea hanno il colore delle ciliegie con macchie perlacee sui fianchi ricordate dal nome scientifico © Giuseppe Mazza

La Sacura margaritacea (Hilgendorf, 1879) appartiene alla classe degli Actinopterygii, i pesci con le pinne raggiate, all’ordine Perciformes ed alla famiglia dei Serranidae, ricca di 75 generi oltre 550 specie raggruppate in 3 sottofamiglie: i Serraninae come il Serranus scriba, gli Epinephelinae come l’Epinephelus marginatus e molte altre specie, spesso di grosse dimensioni come la Cernia gigante atlantica (Epinephelus itajara), che possono raggiungere anche i 3 m di lunghezza con un peso di  circa 400 kg, ed infine gli Anthiinae cui appartiene la Castagnola rossa (Anthias anthias) comune nel Mediterraneo e molto simile a questa specie dell’area giapponese.

Il genere Sacura nasce dal nome giapponese “Sakura”, che vuol dire ciliegia, con riferimento al colore, mentre il termine specifico margaritacea deriva, latinizzato, dal greco “μαργαρίτης” (margarítes) = perla, per le eleganti macchie perlacee sui fianchi dei maschi.

Sacura margaritacea, Serranidae

Le femmine sono invece giallo-arancio con una vistosa macchia nera sugli ultimi 4 raggi spinosi della pinna dorsale © Giuseppe Mazza

Zoogeografia

La Sacura margaritacea copre un areale relativamente modesto. La troviamo in Giappone, Isole Ogasawara, Corea del Sud, Cina, Taiwan e poi, molto più a sud, in Nuova Caledonia.

Ecologia-Habitat

È un pesce d’acque temperate, comprese fra 16,8 e 27,8 °C, che vive per lo più in ambienti rocciosi a 15-50 m di profondità, con temperature intorno ai 20 °C, dove crescono le gorgonie fra rapide correnti oceaniche ricche di plancton.

Sacura margaritacea, Serranidae

Possono trasformarsi crescendo in maschi. Questa è una femmina in fase di transizione: la macchia nera regredisce e la livrea tende al rosso col tipico disegno perlaceo © Giuseppe Mazza

Morfofisiologia

Il corpo ovale, moderatamente compresso, è più alto della lunghezza del capo, e raggiunge i 13 cm. La bocca è grande, con la mascella inferiore leggermente più lunga, com’è di norma fra i Serranidae, e come nell’Anthias anthias, il preopercolo e l’opercolo recano protuberanze spinose e sono presenti minuscoli denti anche sul vomere.

In tutte le specie del genere Sacura, la pinna dorsale reca 10 raggi spinosi, col terzo allungato specialmente nei maschi. Seguono, nel nostro caso, 16-18 (in genere 17) raggi molli col terzo lungo più del doppio. La pinna anale reca 3 raggi spinosi e 7 inermi. Le pettorali, con 16-18 raggi, e le pelviche sono ugualmente inermi. La caudale è forcata, particolarmente allungata sui lati.

Sacura margaritacea, Serranidae

Oltre che in Giappone, Isole Ogasawara, Corea del Sud, Cina e Taiwan questa specie d’acque temperate, a cinca 20 °C, si trova anche, molto più a sud, in Nuova Caledonia © Giuseppe Mazza

Vi è un evidente dimorfismo sessuale, ma non mancano le livree intermedie perché è una specie ermafrodita proterogina, con femmine che crescendo possono trasformarsi in maschi. Questi sono rossi, talora scarlatti, con due tratteggi sui lati formati da vistose macchie perlacee dal contorno irregolare che si fondono nel sottogola per continuare, abbozzando talora un terzo tratteggio, verso la zona anale. Le femmine sono invece giallo-arancio con una vistosa macchia nera sugli ultimi 4 raggi spinosi della pinna dorsale.

Etologia-Biologia Riproduttiva

La Sacura margaritacea si trova spesso in branchi molto numerosi con centinaia d’esemplari e numerosi maschi. Evidentemente la loro struttura sociale è molto diversa da quella dell’Anthias anthias che si muove in gruppetti formati da un maschio dominante e una decina di femmine al massimo.

Sacura margaritacea, Serranidae

Vive nutrendosi di zooplancton e piccoli invertebrati a 15-50 m di profondità, dove crescono le gorgonie fra rapide correnti oceaniche © Giuseppe Mazza

La Sacura margaritacea si nutre di zooplancton ed altri piccoli invertebrati ma si sa poco sulle sue modalità riproduttive.

Nelle grandi vasche degli acquari pubblici è un pesce che può superare i 10 anni, ma anche se viene spesso spudoratamente proposto a prezzi folli, non si addice agli acquari domestici per difficoltà nell’alimentazione e la necessità di refrigerare l’acqua almeno nei mesi caldi dell’anno.

La resilienza della specie è attualmente (2020) buona, col raddoppio possibile delle popolazioni in meno di 15 mesi, e l’indice di vulnerabilità decisamente basso, segnando appena 23 su una scala di 100.

Sinonimi

Anthias margaritaceus Hilgendorf, 1879.

 

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