Famiglia : Muraenidae

Testo © Dr. Giuseppe Mazza

L’Anguilla tigre dei reef (Scuticaria tigrina), è una insolita murena, lunga e sottile, che ha perso le pinne © Barry Fackler
Tra i pesci dal corpo serpentiforme dei mari tropicali si osservano soluzioni evolutive sorprendentemente diverse.
Le grandi murene come Gymnothorax funebris o Gymnothorax javanicus sono la versione più robusta e potente di questa conformazione corporea.
Pur conservando la tipica sagoma allungata, sono predatrici che superano i due metri di lunghezza.
La loro massa muscolare e le forti mascelle mostrano come anche un corpo anguilliforme ben si adatta alla cattura di prede relativamente grandi, dominando le cavità delle coste rocciose e delle formazioni madreporiche.
Altre specie più piccole, appartenenti a vari gruppi tassonomici, si nascondono e s’insinuano, grazie al loro modello allungato, nell’intricato e invisibile sistema di gallerie dei reef, riparandosi talora, accanto a queste, anche sotto il fondale sabbioso.
Stathmonotus hemphillii è per esempio un Blenniiformes di pochi centimetri dai vistosi colori mimetici che si muove come un serpentello fra i variopinti substrati duri; Ophichthus ophis è un’anguilla serpente appartenente alla famiglia Ophichthidae, che ha la coda trasformata in pala per sparire appena serve in un lampo sotto la sabbia.
Simile ma diversa è la strategia di Heteroconger longissimus.
Questo Congridae è un anguilliforme che vive in gruppi numerosi, con la maggior parte del corpo infossato in una tana permanente scavata nel fondale sabbioso.
Oscillando nella corrente come fili d’erba sottomarini, gli individui della colonia intercettano il plancton di passaggio, ritirandosi fulmineamente nel sedimento al primo segno di pericolo.
In questo panorama l’Anguilla tigre dei reef, Scuticaria tigrina (Lesson, 1828), occupa una posizione particolare: pur essendo a tutti gli effetti un Muraenidae, appartiene alla sottofamiglia Uropterygiinae, una linea evolutiva quasi senza pinne caratterizzata da un corpo lungo e sottile, flessibile come una frusta, capace d’insinuarsi nelle strette fessure a gomito dei reef.

Lunga più di 1 m ma sottile come una frusta, possiede vistose narici tubulari per scovare le prede dall’odore, anche nel buio e nei meandri dei reef © Barry Fackler
Per facilitare i suoi percorsi tortuosi, oltre alle pinne pelviche, già assenti in tutti gli anguilliformi, questa specie ha perso quasi interamente anche la pinna tipica caratteristica delle murene, quella che partendo dalla pnna dorsale si fonde, dopo la caudale, con la pinnz anale.
Sopravvive, ridotta a una piega della pelle, solo nella parte finale del corpo come indica il vecchio nome di questo genere: Uropterygius, dal greco “oura”, coda, e “pterygion”, piccola pinna, nome che ha dato origine a quello della sottofamiglia.

L’occhio è piccolo, i denti aguzzi, e si notano solo sulla piega di pelle della coda i resti della caratteristica pinna continua delle murene © www.carlosestape.photoshelter.com
L’attuale genere Scuticaria, creato da Jordan & Snyder nel 1901, nasce invece dal latino “scutica”, frusta, col suffisso greco “-aria”, che significa “relativo a”, mentre il termine specifico tigrina richiama la caratteristica livrea tigrata.
Zoogeografia
Scuticaria tigrina vive nell’Indo-Pacifico, dalle coste dell’Africa orientale alle Isole della Società, spingendosi verso est fino alle Hawaii e alle coste del Pacifico orientale di Messico, Costa Rica e Panama. A nord raggiunge le Filippine e Taiwan.

Si direbbe un serpente, ma poco si sa su questa specie, schiva, mimetica e attiva in genere di notte © François Libert
Ecologia-Habitat
Estremamente schiva, questa specie è in genere visibile solo di notte, quando esce a caccia. Ama le acque calde con temperature comprese fra 25,9 e 29,3 °C, muovendosi fra 5 e 25 m di profondità, ma anche a fior d’acqua, quando nei suoi percorsi tortuosi finisce in una pozza di scogliera.
Morfofisiologia
Scuticaria tigrina può raggiungere i 140 cm di lunghezza.
La pelle, come le murene, è priva di scaglie.
Il corpo cilindrico ha la testa e il muso corti, ma una lunga bocca con file di denti conici appuntiti.
L’occhio è piccolo e le vistose narici anteriori e posteriori sono cilindriche per un perfetto olfatto come in Myrichthys breviceps, una anguilla serpente che presenta una livrea simile a prima vista ma con colori invertiti, o l’incredibile Rhinomuraena quaesita che vivendo in ambienti analoghi ha enfatizzato la percezione odorosa con narici tubolari a ventaglio.
Etologia-Biologia Riproduttiva
Predatore prevalentemente notturno, Scuticaria tigrina si nutre di piccoli pesci, crostacei e molluschi scovati spesso negli anfratti.
Le modalità riproduttive sono ancora in gran parte da scoprire. Si sa che è una specie ovipara che si riproduce in coppia con uova pelagiche.
Le larve vagano poi a lungo in mare aperto assumendo la forma tipica degli Anguilliformes, detta leptocefalo: una foglia di salice trasparente col capo molto piccolo e denti aghiformi sporgenti. I leptocefali non catturano zooplancton, come le normali larve dei pesci, ma afferrano minuscole particelle alimentari portate dalle correnti.
Possono anche nuotare a ritroso mediante rapidi movimenti ondulatori o arricciarsi assumendo l’aspetto di un piccolo cilindro vagante che le rende simili a masse gelatinose poco appetibili come le meduse.

Si riproduce in coppia con uova pelagiche. Le larve, dette leptocefali, evocano una foglia di salice trasparente col capo molto piccolo e denti aghiformi sporgenti © www.carlosestape.photoshelter.com
La resilienza di Scuticaria tigrina è molto bassa con un tempo minimo per il raddoppio delle popolazioni di oltre 14 anni e l’indice di vulnerabilità alla pesca, molto elevato, segna 84 su una scala di 100. Ma anche se si potrebbe a prima vista pensare il contrario, appare come “LC, Least Concern”, cioè non a rischio, nella valutazione del 2011 della Lista Rossa IUCN sulle specie in pericolo, considerata l’enorme diffusione e il fatto che non sono note minacce gravi.
Sinonimi
Ichthyophis tigrinus Lesson, 1828; Gymnomuraena tigrina (Lesson, 1828); Scuticaria tigrinus (Lesson, 1828); Uropterygius tigrinus (Lesson, 1828).
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