Syagrus vermicularis

Famiglia : Arecaceae


Testo © Pietro Puccio

 

La specie è originaria del Brasile (Maranhão, Pará, Rondônia e Tocantins) dove vive nella foresta semidecidua e di transizione con quella pluviale amazzonica, su suoli argillosi, tra 100 e 300 m di altitudine.

L’esatta derivazione del termine generico non è nota, l’ipotesi più accreditata è che derivi dal nome “syagrus” dato da Plinio il Vecchio (23/24-79) ad una varietà di palma da datteri; il nome specifico è l’aggettivo latino “vermicularis, e” = vermicolare, che ha l’aspetto di piccolo verme, con riferimento alle estremità delle rachille prive di fiori e aggrovigliate come un ammasso intricato di vermi.

Nomi comuni: noodle palm (inglese); pati, nome che condivide in Brasile con la Syagrus botryophora.

La Syagrus vermicularis Noblick (2004) è una specie monoica inerme a fusto solitario, eretto, colonnare, fino a 15 m di altezza e 20 cm di diametro, liscio, di colore verde e ricoperto da una densa lanuggine biancastra che scompare col tempo nella parte più giovane, grigiastro in quella più vecchia, segnato dalle cicatrici anulari distanziate delle foglie cadute.

Le foglie, su un picciolo lungo 0,5-1 m, sono pennate, arcuate, lunghe fino a circa 2,5 m, con 100-140 coppie di foglioline lineari con apice acuminato pendente, distribuite lungo il rachide in gruppi di 2-3 ad angoli diversi, lunghe nella parte centrale 80-90 cm e larghe 3-4 cm, di colore verde intenso lucido. La guaina fogliare, lunga 60-80 cm, aperta dal lato opposto al picciolo, presenta margini fibrosi ed è ricoperta, insieme al picciolo, da una lanuggine biancastra precocemente caduca.

Syagrus vermicularis, Arecaceae

Descritta solo nel 2004, la Syagrus vermicularis è una specie brasiliana alta fino a 15 m con infiorescenze del tutto particolari. Le brattee legnose, rigate all’esterno e lunghe anche 1 m con un becco di 4-5 cm, recano infatti, caso unico nelle palme, delle rachille prive di fiori nella parte terminale, aggrovigliate fra loro come un ammasso intricato di vermi. I frutti, che crescono quindi solo alla base, sono eduli, importante fonte di cibo anche per la fauna locale. Crescita rapida, con buona resistenza a freddo e siccità © Giuseppe Mazza

Infiorescenze, su un peduncolo lungo 30-60 cm, tra le foglie (interfogliari), lunghe 60-90 cm, inizialmente racchiuse da una brattea legnosa, lunga fino a circa 1 m, spessa, provvista all’apice di un “becco” lungo 4-5 cm, grigiastra e rigata esternamente. Ramificazioni di primo ordine con fiori unisessuali di colore giallastro disposti in triadi (un fiore femminile tra due maschili); le parti terminali delle numerose rachille, totalmente prive di fiori, sono ripiegate su sé stesse e aggrovigliate come un ammasso di vermi. Frutti ovoidi, fino a circa 6 cm di lunghezza e 4 cm di diametro, di colore arancio a maturità, con mesocarpo fibroso ed endocarpo ovoide, osseo, di colore bruno rossastro, di circa 5 cm di lunghezza e 3,5 cm di diametro.

Si riproduce per seme, preventivamente tenuto in acqua per 3 giorni, in terriccio drenante mantenuto umido alla temperatura di 26-28 °C, con tempi di germinazione a partire da 2-3 mesi.

Questa specie dalla particolare infiorescenza, unica nel genere, scoperta alla fine del XX secolo e descritta ufficialmente nel 2004, rappresenta uno degli eventi più significativi degli ultimi tempi nell’ambito delle Arecaceae. Specie slanciata, elegante e di crescita veloce, merita sicuramente un posto nei giardini delle zone a clima tropicale, subtropicale e temperato calde più miti. Necessita di pieno sole, o al più una leggera ombreggiatura nella fase giovanile, e non ha particolari esigenze riguardo al suolo, purché perfettamente drenante. Ben radicata può sopportare brevi periodi di siccità, ma si avvantaggia di regolari innaffiature nei climi caratterizzati da lunghi periodi di caldo secco; presenta inoltre una buona resistenza ai forti venti. I frutti sono eduli e a volte consumati dalle popolazioni indigene, sono inoltre una importante fonte di cibo per la fauna locale.

 

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