Famiglia : Elapidae

Testo © Dr. Luca Tringali

Laticauda colubrina deve il nome comune di Serpente dalle labbra gialle per il colore giallo del muso che si estende all’indietro su entrambi i lati del capo © uwkwaj
Appartenente alla famiglia Elapidae, Laticauda colubrina (Schneider, 1799) è un serpente conosciuto attraverso numerosi nomi comuni: Serpente di mare bocca gialla, Serpente labbra gialle, Serpente coda larga, Serpente di mare dagli anelli, Serpente di mare fasciato, Serpente di mare bendato. Questo “animale marino dalla coda larga che ha natura di serpente” trae il suo nome generico dall’unione dei termini latini “latus”, largo, e “cauda”, coda, con riferimento all’aspetto appiattito della coda; l’epiteto specifico deriva, sempre in latino, da “coluber”, serpente.
Zoogeografia
La speciazione in oceano aperto è stata a lungo studiata, ma i fattori che la favoriscono o inibiscono rimangono tuttora poco chiari. I serpenti che vivono esclusivamente o occasionalmente in ambienti marini e di estuario rappresentano circa il 90% di tutte le specie di rettili marini viventi, sono filogeneticamente imparentati con gli Elapidae terrestri, e sono costituiti da due gruppi, Hydrophiinae e Laticaudinae.
Questi due gruppi migrarono dalla terra all’acqua quasi contemporaneamente ma, mentre gli Hydrophiinae sono tassonomicamente e morfologicamente più diversificati, con oltre 160 specie riconosciute in circa 50 generi, ai Laticaudinae appartiene l’unico genere Laticauda Laurenti, 1768 con otto specie descritte, probabilmente imparentate con gli elapidi australiani, e che costituiscono uno stadio intermedio tra i serpenti terrestri e marini.

È presente nelle acque costiere tropicali e subtropicali dell’Oceano Indiano orientale, del Sud-est asiatico e degli arcipelaghi dell’Oceano Pacifico occidentale © Alwan Syah
Questi serpenti sono noti come Krait marini, nome derivante dai Krait terrestri come il Bungaro fasciato Bungarus fasciatus (Schneider, 1801), perché presentano sul corpo delle bande colorate molto simili. Il genere Laticauda si è diversificato in tre gruppi di specie, ciascuno con una specie ad ampia distribuzione dalla quale ne sono derivate una o più con areale ristretto.
– Il gruppo con Laticauda colubrina, ad ampia distribuzione, e le tre specie Laticauda guineai Heatwole, Busack & Cogger, 2005 di Papua-Nuova Guinea, Laticauda frontalis (De vis, 1905) di Vanuatu, Laticauda saintgironsi Cogger & Heatwole, 2006 della Nuova Caledonia.
– Il gruppo con Laticauda laticaudata (Linnaeus, 1758) diffusa nell’Indo-pacifico, e Laticauda crockeri Slevin, 1934 della sola isola di Rennell nelle Salomone.
– Il gruppo con Laticauda semifasciata (Reinwardt, 1837) del Mar Cinese Meridionale, Oceano Indiano e Pacifico occidentale, e Laticauda schistorhynchus (Günther, 1874) dell’isola di Niue tra Tonga e Samoa.
I Krait marini ebbero origine nel cosiddetto triangolo dei coralli, un’area geografica di aspetto vagamente triangolare con i vertici coincidenti con il nord delle Filippine, Bali e le isole Salomone. Questa zona rimase termicamente stabile durante le vicissitudini climatiche che si susseguirono durante il Cenozoico, quando il livello del mare in altre regioni fu interessato da un’alternanza di bassi livelli durante i periodi glaciali, con l’acqua intrappolata nelle calotte polari, e di livelli elevati in seguito al parziale rilascio di quell’acqua durante i periodi più caldi.

Anche se è stato osservato a 60 m di profondità, vive per lo più in acque basse, a meno di 20 m, dove cerca prede fra i coralli © Alwan Syah
È proprio all’interno del triangolo dei coralli che, nel corso degli ultimi 30 milioni di anni, il genere Laticauda è comparso ed ha subìto la maggior parte della diversificazione nelle attuali specie identificate.
L’evoluzione di questo genere si è verificata in un ambiente termicamente stabile, ma quando le singole specie espansero il loro areale oltre il triangolo corallino, le acque termicamente più mutevoli causarono espansioni della distribuzione durante i periodi più caldi e contrazioni durante quelli più freddi.
L’attuale distribuzione di questo genere si estende leggermente oltre il triangolo corallino, lungo i suoi confini occidentali e settentrionali, e in modo poco più esteso verso sud-est.
Tra i molti adattamenti alla vita acquatica, questi rettili semi-marini dal comportamento anfibio presentano coda appiattita verticalmente, narici poste dorsalmente, e ghiandole che regolano il sale presente nell’organismo.
A differenza degli altri serpenti marini vivipari, che non lasciano mai volontariamente l’ambiente acquatico, il genere Laticauda è oviparo e costretto a deporre le uova sulla terraferma dove torna per riprodursi, nutrirsi e cambiare la pelle, trascorrendovi una gran quantità di tempo.

Gli ambienti di mangrovie, con la loro elevata diversità ambientale, costituiscono degli habitat essenziali per il mantenimento di popolazioni sane © Maxime Briola
Laticauda colubrina è una delle specie con la distribuzione geografica più ampia di tutto il genere, e vive nelle acque costiere tropicali e subtropicali dell’Oceano Indiano orientale, del Sud-est asiatico e degli arcipelaghi dell’Oceano Pacifico occidentale. In particolare è presente in India, Bangladesh, Myanmar, Malaysia, Tailandia, Indonesia, Cambogia, Vietnam, Cina, Corea del Sud, Taiwan, Giappone, Filippine, Fiji, Vanuatu, Samoa, Palau, Tonga, Papua Nuova Guinea, Australia, Nuova Zelanda e Nuova Caledonia. Una segnalazione attendibile riguarda anche un esemplare avvistato nell’isola greca di Corfù.
L’areale riproduttivo del Serpente labbra gialle è compreso nell’isoterma di 20 °C, ed oltre questo limite sembra che esistano solamente segnalazioni di individui non riproduttivi.
Un ulteriore fattore limitante alla distribuzione di Laticauda colubrina è costituito dalla presenza o meno di terraferma con ambienti adatti alla riproduzione, spiegando l’assenza di popolazioni nidificanti di questa specie nella fascia più meridionale del suo areale.
Ecologia-habitat
Come gli altri Laticaudinae, Laticauda colubrina è una specie semi-marina, in quanto trascorre all’incirca la stessa quantità di tempo nell’oceano e sulla terraferma. Nella scelta dell’habitat sembrano essenziali la disponibilità di riparo e di acqua pulita.

Laticauda colubrina si trasferisce al crepuscolo su spiagge limitrofe a foreste e barriere coralline per riprodursi, digerire e termoregolarsi © Taye Bright
Fattori determinanti sembrano essere anche la quantità di precipitazioni e l’accessibilità alle acque superficiali, poiché questo rettile beve acqua dolce o acqua di mare molto diluita per regolare il suo bilancio idrico e compensare la disidratazione.
Anche se è stata osservata a 60 m sotto il livello del mare, questo serpente frequenta per lo più acque basse fino a una profondità di venti metri.
Sulla terraferma predilige spiagge sabbiose su isole coralline e foreste di mangrovie con Sonneratia alba, ma sempre in prossimità di formazioni di corallo.
Crepe nei tronchi di alberi maturi o morenti e sezioni in decomposizione degli alberi delle foreste costiere costituiscono una caratteristica significativa dell’habitat di questo serpente.
Le fessure di alberi e rocce relativamente calde sembrano essere un microhabitat ideale per l’incubazione delle uova.
Quando non è alla ricerca di cibo questo rettile scende a terra, spesso in gran numero su piccole isole al largo, isolate dai predatori terrestri, per termoregolarsi alternando periodi di luce e ombra, cercare rifugio, spesso in gruppi di 5-15 individui, nei microclimi freschi delle fessure degli alberi vivi e morti, digerire il cibo, mutare la pelle, accoppiarsi e deporre le uova.

Per le bande marrone scuro o nere, distribuite come in Bungarus fasciatus lungo tutto il corpo, questa specie, dal colore di fondo grigio-bluastro, è detta anche Krait marino © Billy Gustafianto Lolowang (a sinistra) e © ajhg (a destra)
Sulla terraferma Laticauda colubrina ha una maggiore capacità di termoregolazione rispetto all’acqua, poiché la terra offre una maggiore gamma di microhabitat termici favorevoli.
Studi recenti mostrano che Laticauda colubrina, che è la specie del genere più adattata alla vita terrestre, è un’ottima arrampicatrice, con spostamenti tra oceano e terra che avvengono più spesso durante l’alta marea, soprattutto di notte, a volte in gruppi di più individui.
Sembra che le femmine trascorrano più tempo sulla terraferma rispetto ai maschi.
Pur essendo altamente velenoso, se non disturbato non è aggressivo sott’acqua e non rappresenta una minaccia significativa per gli esseri umani.
Questa specie mostra un comportamento filopatrico, in quanto tende a rimanere nel proprio luogo di origine o a tornarvi regolarmente per riprodursi, nutrirsi o nidificare.
La dieta di Laticauda colubrina è composta quasi interamente da Anguilliformes delle famiglie Muraenidae e Ophichthidae che localizza sott’acqua cercando nelle fessure attraverso la lingua che funge da organo olfattivo. La preda individuata viene avvelenata e poi ingoiata, di solito partendo dalla testa.

La lingua, che porta le molecole olfattive all’organo di Jacobson, serve sulla terraferma per sondare l’ambiente e trovare un partner sessuale e in acqua per scovare le prede © Liu JimFood (a sinistra) e © Josy Lai (a destra)
Prevalentemente anguillofaga, questa specie si nutre anche di altri pesci ossei come il Pesce gatto striato Plotosus lineatus.
Le femmine adulte predano Congridae e Muraenidae di medie dimensioni in acque più profonde, mentre i maschi preferiscono cacciare le piccole murene di acque basse, come la Murena nastro bianco Pseudechidna brummeri o la Murena stellata Echidna nebulosa.
La digestione, che avviene sulla terraferma, può richiedere diverse settimane.
Sebbene le ricerche sui predatori di Laticauda colubrina non siano abbondanti, è comunque noto che l’Aquila pescatrice panciabianca Icthyophaga leucogaster (Gmelin, 1788) si nutra di questa specie.
Resti del Serpente labbra gialle sono stati trovati anche nel contenuto gastrico dello Squalo tigre (Galeocerdo cuvier).
Durante la natazione questa specie ruota la coda attorno al suo asse longitudinale in modo che l’aspetto laterale della punta della coda corrisponda alla vista dorsale della testa.
In questo modo colorazione, disegno, postura e movimento della coda rendono quest’ultima molto simile alla testa, strategia comportamentale tesa ad evitare gli eventuali predatori.

Quando non è in immersione le narici dorsali, che può chiudere per non far entrare l’acqua, vengono tenute aperte per respirare © Alec Karcz
Morfofisiologia
Laticauda colubrina è un serpente di medie-grandi dimensioni, in quanto la lunghezza totale dei maschi raggiunge 114 cm, con peso medio di 600 g, e quella delle femmine 170 cm, con peso medio di 1800 g.
Ad eccezione della testa, il corpo è cilindrico, leggermente compresso e quasi uniforme in larghezza.
Il corpo è grigio-bluastro, chiaro o scuro nella parte superiore e giallastro nella parte inferiore, con evidenti bande marrone scuro o nere, regolarmente distanziate, il cui numero varia da 35 a 55, e che attraversano il ventre.
Il colore giallo del muso si estende all’indietro su entrambi i lati della testa, attraversando l’occhio e il labbro superiore.
Sono noti anche casi di individui parzialmente neri o completamente melanici, provenienti dalla Nuova Caledonia.
Il dimorfismo sessuale in questa specie consiste principalmente nelle dimensioni, in quanto le femmine sono più grandi dei maschi; hanno, inoltre, coda corta, sottile e appiattita, mentre quella dei maschi è più lunga, meno piatta e più carnosa.

Sott’acqua le narici sono chiuse, come si nota a destra nel capo che sbuca fra le onde. Per respirare Laticauda colubrina deve far scorte d’aria in superficie ogni 15-25 minuti © Dr. A. Voytsekhovich (a sinistra) e © Forest Botial-Jarvis (a destra)
A differenza della maggior parte degli altri serpenti marini, Laticauda colubrina ha mantenuto le ampie squame ventrali, grandi circa la metà della sua larghezza, che le consentono di strisciare efficacemente sulla terraferma.
Ne condivide, tuttavia, altre caratteristiche tra le quali una coda appiattita verticalmente a forma di pagaia per favorire la propulsione in acqua, narici dorsali valvolari che possono chiudersi ermeticamente per impedire all’acqua di entrare dalla parte superiore del muso, ghiandole che regolano la percentuale di sale, e un singolo polmone che si estende quasi per tutta la lunghezza del corpo.
Quando il livello di saturazione di ossigeno cambia, Laticauda colubrina può alterarne l’assorbimento cutaneo.
In generale il Serpente labbra gialle riduce la perfusione vascolare sottocutanea per ottimizzare le prestazioni natatorie durante la ricerca del cibo, mentre reindirizza il sangue verso la superficie cutanea per massimizzare i tempi di immersione.
In acqua il suo ciclo respiratorio consiste in una serie di rapidi respiri in superficie seguiti da un lungo periodo di apnea in immersione. In genere questo serpente si immerge per 15-25 minuti, ma è stata registrata una permanenza sott’acqua di più di 50 minuti.
La percentuale salina nel corpo è tenuta sotto controllo dalla pelle impermeabile, e da una ghiandola sublinguale e dalle ghiandole lacrimali che espellono il sale in eccesso. L’osmoregolazione è favorita anche dall’ingestione di acqua dolce.

In acqua si difende con due strategie: nuota ruotando la coda simile al capo temuto dai predatori per i denti veleniferi, e può resistere nascosta negli anfratti oltre 50 minuti © Ted Judah (in alto) e © Chetan Rao (in basso)
Come le altre specie della famiglia Elapidae, Laticauda colubrina è un rettile proteroglifo, cioè con zanne fisse, scanalate e posizionate anteriormente sulla mascella attraverso le quali inietta nella preda un veleno neurotossico molto potente che attacca le membrane postsinaptiche dei tessuti muscolari e inibisce l’acetilcolina, un neurotrasmettitore che, fra l’altro, regola le contrazioni cardiache e la pressione sanguigna.
Anche se il serpente marino dalle labbra gialle sulla terraferma è piuttosto docile e persino tollerante a un certo grado di manipolazione umana, è comunque essenziale evitare di essere morsi in quanto a tutt’oggi non sono disponibili antidoti specifici.
Il morso di questo serpente marino può inizialmente passare inosservato poiché è relativamente indolore; i sintomi, che si possono manifestare entro poche ore, variano da individuo a individuo.
La vittima colpita può mostrare nausea, vomito, diarrea, dolore addominale, mal di testa, perdita di coscienza, riflessi scarsi, affaticamento, debolezza muscolare, linfonodi ingrossati, vista offuscata, difficoltà respiratorie, vertigini, convulsioni e pelle bluastra.
Le vittime di avvelenamento muoiono rapidamente a causa dell’arresto respiratorio e del successivo collasso cardiovascolare dovuto a insufficienza cardiaca e diaframmatica.

È la specie più terrestre del genere Laticauda: si reca sulla terraferma per digerire le prede ingoiate intere o per termoregolarsi alternando la permanenza tra sole ed ombra © toby_wood (in alto) e © Massimiliano Finzi (in basso)
Etologia-Biologia Riproduttiva
Laticauda colubrina è una specie ovipara i cui maschi raggiungono la maturità sessuale a un anno e mezzo, mentre le femmine sono sessualmente mature dopo circa due anni.
Il maschio identifica la femmina sondando l’ambiente con la lingua che cattura le molecole volatili e le convoglia nell’organo vomeronasale o organo di Jacobson, il principale apparato olfattivo del serpente, utilizzato per rilevare odori e feromoni.
Il corteggiamento, che può coinvolgere più maschi per una singola femmina, avviene sulla terraferma durante il giorno, quando i maschi si riuniscono in gruppi intorno a aree in leggera pendenza durante l’alta marea, in genere nei mesi più caldi, da settembre a dicembre.
Sono preferite le femmine più grandi in quanto producono un maggior numero di uova.
Durante l’accoppiamento, che può protrarsi oltre due ore, il maschio si avvolge attorno alla femmina e contrae il suo corpo con impulsi di spasmi ondulati, fino a 20 al minuto.
Questo rettile è anche in grado di modificare il suo periodo riproduttivo in relazione alle stagioni climaticamente più o meno favorevoli: dove la temperatura media superficiale del mare rimane costante tra 28°-30° può riprodursi in ogni periodo dell’anno, mentre dove scende stagionalmente tra 28°-26° la riproduzione avviene una sola volta l’anno, nei periodi più caldi.

Prima dell’accoppiamento, i maschi si raggruppano anche in gran numero alla ricerca di una femmina ricettiva © gaosou
Le femmine scelgono grotte e fessure nelle rocce per deporre fino a 10 uova per covata, che depositano sulla terraferma in piccole fessure fino alla schiusa.
Le uova possiedono gusci sottili con elevata permeabilità all’ossigeno e all’acqua. Sono stati documentati solo due casi di deposizione di uova in natura, e perciò le abitudini di nidificazione di Laticauda colubrina sono ancora poco conosciute.
La crescita è rapida nei giovani e si attenua una volta raggiunta la maturità sessuale, circa 18 mesi nei maschi e 18-30 mesi nelle femmine.
La longevità di questo rettile non è conosciuta.
Laticauda colubrina è classificata “LC, Least Concern”, Rischio Minimo, nella Lista Rossa IUCN delle specie a rischio di estinzione in virtù della sua ampia distribuzione, e le sue popolazioni non sembrano attualmente in declino.
Fattori antropici come la perdita di habitat e lo sviluppo costiero relativo all’incremento delle attività turistiche rappresentano però le principali minacce per questa specie.
Tra queste rientrano il danneggiamento degli habitat costieri necessari per la deposizione delle uova e la digestione delle prede.

Le femmine, più grandi dei maschi, hanno la coda corta, sottile e piatta, mentre quella dei loro compagni è più lunga, meno piatta e più carnosa. Durante l’accoppiamento, che avviene sempre a terra, il maschio si avvolge attorno alla femmina contraendo talora il corpo per più di due ore © dd1003960136 (in alto) e © jamesmifan (in basso)
Poiché questa specie è attratta dalla luce, l’illuminazione costiera la rende altamente vulnerabile alle attività antropiche.
Anche il riscaldamento globale può avere un impatto sulla demografia della popolazione di Laticauda colubrina, minacciando la sua capacità riproduttiva a causa della scomparsa degli habitat idonei alla deposizione per l’innalzamento del livello del mare. Anche il fenomeno dello sbiancamento dei coralli, che provoca una significativa perdita di organismi viventi, e quindi di prede, è una possibile minaccia indiretta alla sopravvivenza di questa specie.
Le foreste di mangrovie e le foreste costiere vetuste, con la loro elevata eterogeneità ambientale, costituiscono degli ambienti essenziali affinché Laticauda colubrina mantenga popolazioni sane. Poiché necessita di sistemi di barriera corallina sani e di condizioni ambientali specifiche nei loro habitat terrestri, è stato proposto da alcuni ricercatori che questa specie costituisca una “specie bandiera”, all’interno del suo areale di distribuzione, adatta per promuovere un’efficace gestione degli ambienti marini e terrestri tropicali.
Sinonimi
Coluber laticaudatus Linnaeus, 1758; Hydrus Colubrinus Schneider, 1799; Anguis Platura Lacépède, 1790; Platurus fasciatus Latreille, 1801; Platurus colubrinus Wagler, 1830; Coluber platycaudatus Oken, 1836; Hydrophis colubrina Schlegel, 1837; Hydrus colubrinus Begbie, 1846; Laticauda scutata Cantor, 1847; Platurus frontalis De Vis, 1905; Laticauda frontalis Cogger & Heatwole, 2006.
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